Il pensiero

Domenica 14 aprile 2019


 

 


 

 

arissimi amici,

con questa domenica inizia la settimana più importante dell’anno. La liturgia della Settimana Santa getta una luce nuova sull’uomo, sulla sua storia, sul suo destino, sulla sua vocazione ad essere in Cristo una nuova creatura. Non sono avvenimenti consegnati agli archivi della storia quelli che la Chiesa ci fa celebrare ogni anno nella Settimana Santa, né va considerato solo come un personaggio storico, sia pur straordinario, l’uomo di cui essi parlano. Non sono avvenimenti da ammirare e nei quali essere coinvolti, e Gesù non è un eroe da esaltare ma un “vivente” e “contemporaneo” da seguire. Celebrare, dunque, ogni anno i riti della Settimana Santa non significa ammirare a distanza i gesti e le parole di Gesù, ma essere coinvolti nella sua vicenda paradossale, nella consapevolezza che essa ha ancora da dire qualcosa all’uomo di oggi. La passione, morte e risurrezione di Cristo è ancora oggi evento “salvifico” per coloro che ad essa aderiscono con la propria esistenza, perché – come ricorda san Leone Magno – “quel giorno non è passato in modo che sia passata anche la forza intima dell’opera che fu allora compiuta dal Signore”. Fare la Pasqua – amava affermare don Primo Mazzolari, indicato da papa Francesco come profeta e testimone di una fede esemplare – è come fare la primavera: “Non si assiste allo spettacolo della primavera o, se mi pare di assistere alla meraviglia di essa, m’accorgo che sono anch’io nella primavera, che io stesso sono la primavera e che la rinascita della natura è un poco la mia stessa rinascita e che il mio comprendere e godere la primavera è regolato dalla mia partecipazione”. Celebrare il memoriale della Pasqua del Signore, dunque, significa divenire contemporanei del Signore. Significativa ed eloquente è la riflessione del beato Paolo VI, nella catechesi del mercoledì 6 aprile 1966, quando afferma: “Se v’è liturgia, che dovrebbe trovarci tutti compresi, attenti, solleciti e uniti per una partecipazione quanto mai degna, pia e amorosa, questa è quella della grande settimana. Per una ragione chiara e profonda: il mistero pasquale, che trova nella Settimana Santa la sua più alta e completa celebrazione, non è semplicemente un momento dell’anno liturgico; esso è la sorgente di tutte le altre celebrazioni dell’anno liturgico stesso, perché tutte si riferiscono al mistero della nostra redenzione, cioè al mistero pasquale”. Viviamo così questi giorni santi.

 

Buona Settimana Santa e buona Pasqua a tutti.

 

Aff.mo Don Paolo

 

 


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