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Domenica 28 febbraio 2021


 

 


 

 

Carissimi amici di Montà e S. Stefano,

in questa seconda domenica di Quaresima il Signore ci conduce sul monte per fare esperienza della sua luce. Dobbiamo camminare e salire in alto e come su un sentiero di montagna, a volte ci ritroviamo dentro una nube, dove predomina il sentimento dell’incertezza e della solitudine. Quante volte ci siamo fermati attoniti, incapaci di capire il senso di quello che stava accadendo, ci siamo chiesti probabilmente perché il Signore ci avesse portato proprio là, dentro situazioni incomprensibili. È Quaresima non solo nelle settimane che ci preparano alla Pasqua, ma tutte le volte che ci sentiamo morire, per tutte le volte che aspettiamo di risorgere. Lungo questo itinerario della vita dunque Dio pone per noi quei momenti in cui si trasfigura, si fa vedere, cioè, così com’è: al di là (trans) dell’apparenza sensibile (figura), al di là di come le cose possono sembrare, Dio ci consente di cogliere nelle cose ordinarie e a volte dolorose, la sua delicata presenza. La Parola di Dio ci svela la presenza del Signore anche là dove sembra difficile riconoscerlo: nel cammino della passione che Gesù sta per iniziare a percorrere, la divinità si nasconde, come dirà sant’Ignazio negli Esercizi spirituali.

Proprio perché nei momenti difficili facciamo fatica a vedere la presenza di Dio, la sua Parola ci aiuta a entrare nella nube che avvolge la strada. Anche i discepoli infatti sono avvolti in una nube, segno dell’incomprensibilità dell’agire di Dio, ma, mentre sono dentro quella nube, ascoltano la voce del Padre che dona loro l’indicazione fondamentale della nostra vita, preannunciata già nel momento del battesimo di Gesù: questi è il mio figlio, ascoltatelo!

Ed è questo che dobbiamo fare mentre percorriamo la strada dell’incomprensione: ascoltare il Figlio! E se abbiamo paura di riprendere il cammino, se abbiamo paura di perdere quella presenza del Signore che abbiamo sperimentato, non c’è da temere, non vale la pena costruire delle capanne per rinchiudere e fissare quello che abbiamo sperimentato. Occorre invece scendere, continuare a camminare, c’è bisogno di annunciare, senza fermarsi, anzi raccontando come il Signore si è preso cura di noi.

“Tutti abbiamo bisogno di vedere qualcosa di bello, tutti dobbiamo sforzarci di ricordare i momenti “di luce” vissuti, solo da loro possiamo attingere quella forza necessaria per fare ancora un passo avanti nelle giornate storte del nostro cammino. Essere figlio ed essere amato, sentirci figli e saperci amati. Dunque non siamo soli, abbiamo un Padre che ci ha donato suo Figlio” (da “La Casa sulla Roccia”).

“Il monte Tabor” è un momento molto bello, straordinario, ma l’incontro con Dio ci spinge nuovamente a scendere, ritornare a valle e portare questa luce che abbiamo visto e sperimentato nella vita del mondo. Perché la nostra missione è trasfigurare il mondo, è sotto il monte, dove incontriamo “l’altro” appesantito da fatiche, malattie, ingiustizie, ignoranza, povertà materiale. È lì che ci attende la vita di ogni giorno con le sue gioie e i suoi affanni, con le sue croci e con i vari calvari da salire. È lì che, trasfigurati, dobbiamo ritrovare chi è al centro della nostra vita, farci “notare” cristiani fedeli a “qualcuno” e testimoni del Vangelo” (da “La Casa sulla Roccia”).

 

Buona settimana e buona Quaresima. Don Paolo, don Dario, fra Luca, diacono Pierlorenzo

 


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