Il pensiero

Domenica 17 novembre 2019


 

 


 

 

arissimi amici,

 

in questa domenica condividiamo con voi una riflessione di don Marco Pozza, teologo e parroco del carcere “Due Palazzi” di Padova. «Una sfumatura grammaticale per palati finissimi. A leggerla con i vestiti del femminile – LA fine – l’avventura cristiana appare come la più grande illusione della storia: “tanta fatica per niente”. A scrutarla invece con l’afflato del maschile – IL fine – la sorpresa ha il sapore delle conquiste che scrivono la storia: “la mia storia corre verso un approdo finale”. Tra la fine e il fine scorre il grande fiume dell’umanità: c’è chi legge il Vangelo con gli occhi di chi è senza speranza, e chi nello stesso Vangelo, s’inabissa con lo sguardo fiducioso, quella fiducia che non è ottimismo a
basso prezzo ma consapevolezza di Colui al quale è stata data fiducia. Laggiù c’è un’alba che sta sorgendo – “alzate il capo, la vostra liberazione è vicina” -, s’avverte l’eco delle prove musicali di un Dio che sta organizzando la festa d’inaugurazione nell’Eterno. Di mezzo c’è un fiume – forse l’ultimo, magari il penultimo, più probabilmente uno dei tanti – ancora da attraversare: di qua c’è la mia storia, di là c’è la storia di Dio. Uno spazio in cui “ci si trova bene”, così bene che si vorrebbe sostare dimentichi di qualsiasi altra, perché quella Presenza è la radice e l’approdo del più modesto e del più eccelso dei desideri umani. Innesta il segreto ultimo della vittoria: “con la vostra perseveranza salverete il mondo”. Diabolico è rinunciare ad impegnarsi, rimanere immobili sul sagrato della Chiesa, attendere invano che la soluzione arrivi da chissà dove, non sfruttare appieno i talenti che Dio ti ha dato. Perseverare è rimanere sul crinale della battaglia quando tutto ti dice “torna a casa, arrenditi, lascia perdere”. È stare lì, ad un passo dal possibile: “io non mi arrendo!” Perché la mia storia non sta andando verso la fine ma sta avvicinandosi tremendamente al suo fine: cioè sta maturando. “Questa è anche una delle mie più recenti conquiste: che da ogni istante nasce un nuovo istante, che contiene nuove possibilità e che spesso, inaspettatamente, si rivela essere un nuovo dono. E che non si deve trattenere nessun momento di malessere né prolungarlo inutilmente, perché, così facendo, si può ostacolare la nascita di un momento più ricco. E così la vita ti scorre dentro in una corrente ininterrotta, in un’unica grande successione di momenti, ognuno dei quali ha il suo posto nel giorno: insomma, non riesci a fare di meglio? Non posso proprio farci niente, non riesco ancora ad esprimermi. Fermati, abbi pazienza. E se non riesci a dirlo, qualcun altro lo farà per te, come Rilke, per esempio. O Beethoven. Ciao”. (E. Hillesum, Diario, 319) D’altronde anche Dio persevera. L’ho visto perseverare anche stamattina. Mi ha visto aprire gli occhi, si è gustato gli ultimi colpi di coda del sonno sul mio viso e poi ha perseverato: “anche oggi, Marco, mi fido di te. Buona giornata!”- È una vita che s’intestardisce con me; e questa perseveranza è alquanto imbarazzante». Buona domenica in comunione con tutti i poveri del mondo nella terza Giornata del Povero.

 

Buona settimana

 

Aff.mi don Paolo e don Dario

 

 


Iniziative

 

 

 

 


Le nostre fotografie

 

 

 

 


Altri siti