Il pensiero

Domenica 13 ottobre 2019


 

 


 

 

arissimi amici,

 

nel film “Una settimana da Dio” del 2003, il protagonista Bruce, interpretato da Jim Carrey, è arrabbiato con Dio perché tutto quel che gli succede va storto e Dio sembra ai suoi occhi indifferente se non addirittura sadico nei suoi confronti. Dio allora gli appare e per un certo tempo gli dà tutti i suoi poteri e gli cede il posto a governare il mondo e risolvere tutti i problemi dell’umanità.
Il film, che è una di quelle commedie all’apparenza leggere ma con un messaggio molto serio di fondo, ci fa vedere come Bruce, diventato onnipotente (come dice lo stesso titolo originale in inglese “Bruce Almighty”) non riesce a gestire gli immensi poteri che ha ricevuto, specialmente perché ne fa un utilizzo tutto sommato egoistico vedendo solo sé stesso al centro del mondo. Essere Dio non è affatto facile, e Bruce scopre che non servono miracoli esterni per avere la vita salva, ma basta scoprire che con quel che siamo, diventiamo capaci di essere noi stessi un miracolo prodigioso per gli altri e il mondo.

La storia raccontata dal Vangelo è molto simile. L’evangelista, come capita in quasi tutti gli altri episodi di miracoli di Gesù, non descrive l’azione prodigiosa della guarigione dei 10 lebbrosi, ma sottolinea come il vero miracolo è già dentro l’uomo. I dieci uomini, che hanno una malattia che non solo li mina nel fisico ma soprattutto li rende impuri davanti agli uomini e, secondo la visione religiosa del tempo, rifiutati da Dio, si rivolgono a Gesù per un gesto di pietà. Sono purificati non quando arrivano dai sacerdoti, ma mentre camminano. La guarigione comincia con il primo passo compiuto credendo alla parola di Gesù. Gesù non li guarisce direttamente, ma loro si ritrovano guariti mentre si allontanano da Gesù a compiere il gesto di presentazione ai sacerdoti che avrebbero dovuto constatare la loro guarigione e la successiva reintegrazione nella comunità. Fanno certamente un primo atto di fiducia in Gesù, eseguendo un suo comando ancor prima di essere guariti. La guarigione avvenuta sulla loro pelle però sembra non penetrare nel loro cuore. Gesù non ha voluto mostrare poteri strani davanti a loro, ma li lascia liberi di accorgersi di quel che accade loro e di trarne le conseguenze. Gesù si domanda: “E gli altri nove dove sono?”, e anche noi ce lo domandiamo. Di fatto sono usciti di scena e forse sono realmente andati dal sacerdote a rispettare la legge religiosa del tempo. Rimane in scena solo uno, un samaritano, uno straniero, proprio uno che forse era il meno condizionato dalle consuetudini religiose del tempo. Solo lui si accorge di Dio e torna a lodarlo in Gesù. Quel maestro Gesù che non sembra aver fatto nulla di strano riguardo alla sua guarigione, per l’uomo guarito invece rappresenta il volto umano di Dio. Il saper dire grazie a livello umano, che sembrerebbe una cosa banale da confinare ai piccoli doveri di buona educazione, in realtà ha la potenza di salvare la nostra vita, perché apre alla conoscenza di Dio accanto a noi, e ci apre ad un modo nuovo di stare tra esseri umani. Per dire grazie bisogna saper riconoscere che da soli non possiamo fare nulla e che siamo uno affidato all’altro, con le nostre povertà, ma anche con le nostre immense capacità umane. Chi sa dire sempre grazie, non rimane incatenato dal quel senso di pretesa che ci rende uno nemico dell’altro, in una terribile gara a chi pretende di più in continue accuse reciproche e recriminazioni. Sarebbe bello misurare la nostra giornata in quanti “grazie” riusciamo a dire, scoprendo quanto amore, anche in microscopiche dosi, riceviamo, che è segno del grande amore di Dio. Sarebbe bello anche vedere quanti “grazie” sappiamo suscitare in chi ci sta accanto, senza pretendere nulla, ma con il desiderio di fare anche poco ed essere così segno dell’amore di Dio che passa attraverso i nostri gesti.

Bruce di “Una settimana da Dio” ad un certo punto perde tutti i poteri e scopre che non mettendosi al centro del mondo, ma in una visione di insieme, alla fine la sua vita si apre e diventa capace di miracoli incredibili con la semplice capacità di amare il prossimo. E se all’inizio del film lo abbiamo incontrato sempre scuro in viso, sarcasticamente chiuso in sé stesso, alla fine lo troviamo guarito e illuminato in viso e nel cuore.

Ogni domenica ci troviamo a dire grazie nell’Eucaristia, che significa letteralmente “rendimento di grazie”. Diciamo grazie a Dio e da lui impariamo a dirci grazie reciprocamente, riconoscendoci comunità di persone che si amano, si sostengono, si aiutano, condividono. E in questo modo diventiamo capaci di guarire noi stessi e il mondo dalla lebbra dell’egoismo e della solitudine, che genera malattie contagiose come l’odio, la vendetta e la guerra. Dove sono gli altri 9 incapaci di dire grazie? Iniziamo anche noi con il primo grazie del mattino a non essere perduti come loro, ma come il samaritano, al quale Gesù dice “la tua fede ti ha salvato”, il tuo grazie ti ha salvato!

 

Buona settimana. 

 

Aff.mo Don Paolo

 

 


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